Royal Family

Royal Baby effect: ecco quanto ‘valgono’ i principini George, Charlotte e Louis

I royal baby inglesi sono tra i maggiori influencer del nostro tempo. Fashion icons al pari di una Chiara Ferragni. Con una sottile differenza: quando è la blond salad a indossare un abito, viene pagata (profumatamente) per questo, e il brand in questione percepisce un guadagno in termini di immagine e di vendite, perché in molti acquistano gli stessi abiti scelti da lei. Ferragni è una testimonial di questo o di quel prodotto.
Quando invece sono George o Charlotte a creare questa ‘scintilla’, i guadagni entrano nelle casse dei brand e quindi – in senso più ampio – contibuiscono ad arricchire l’economia del Regno Unito. Ma facciamo un passo indietro per raccontare bene come stanno le cose…

Kate Middleton e il tocco di Re Mida

“Kate Effect”, così viene definito già attorno al 2010 quell’ effetto per il quale ogni capo o accessorio indossato da Catherine Middleton, fidanzata e poi moglie del principe William, diventava immediatamente oggetto di ricerca e acquisto nei negozi e negli e-shop. Ogni abito da lei scelto finiva sold out in pochi giorni, ore, perfino minuti. E chi non poteva permettersi esattamente lo stesso capo – troppo caro? Introvabile? – finiva per acquistarne uno identico, stesso modello e stesso colore per ‘repliKate’, replicare Kate.
La duchessa di Cambridge ha il tocco di re Mida, hanno iniziato a dire gli analisti, tutto quel che tocca (o meglio indossa) diventa oro! Ed eminenti economisti hanno quotato in termini economici la “magia”: oltre 10 milioni di sterline arrivano nelle casse dello Stato grazie all’indotto generato dalle scelte di look della royal lady.
Due esempi per capire:
L’abito indossato da Kate per le foto del fidanzamento ufficiale è stato oggetto di una vera caccia all’oro: il modello Issa blu scuro – stesso colore dell’anello donatole da William – ha segnato, per la prima volta, la potenza dell’effetto “Kate”. Esaurito ovunque nel giro di poche ore, ha continuato a essere richiesto. Il brand Issa ha faticato a far fronte alla domanda e dopo aver raddoppiato le vendite in pochi giorni ha finito per fallire, impreparato a diventare ‘grande’ tutto d’un botto. Troppo stress, ha ammesso la proprietaria Daniella Helaye. Il brand Issa viene rilanciato nel 2017 e come prima cosa rimette in vendita il famoso abito con il nome di ‘The Kate Tie Wrap dress’ in un arcobaleno di sfumature tra cui verde smeraldo, giallo, arancio e lime. Trasformandolo in qualcosa di diverso e più abbordabile (99 sterline contro le 430 iniziali). (Su Yoox lo troviamo in nero).

 

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Happy anniversary to The Duke & Duchess of Cambridge! Favourite married moment: Kate in our pink knot front #maternity dress! Shop the look, link in bio 💋

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Per la prima foto di famiglia con il piccolo baby George in braccio, Kate ha indossato un abito fucsia con nodo sotto il seno del brand inglese premaman Séraphine; appena diffusa l’immagine le visite al sito hanno iniziato a salire e le vendite a partire. Poche ore dopo, quando il DailyMail ha confermato che l’abito apparteneva proprio a quel brand, è iniziata la follia: “Il Kate effect ha mandato in tilt il nostro sito. Abbiamo iniziato a ricevere centinaia di telefonate e gli abiti sono andati tutti sold out” racconta Cecile Reinaud propritaria del brand. Ne sono state venduti 20mila pezzi nello stesso colore e allo stesso prezzo di quello della duchessa di Cambridge: 59 euro.

A garantire la riuscita dell’ “Effetto Kate” è una innegabile bravura della duchessa nello scegliere outfit raffinati ma mai eccessivi, nello stile e nel prezzo. Nel quotidiano, ma anche per gli impegni ufficiali, spesso Kate indossa abiti di marchi fast fashion come Zara, Reiss, TopShop. E quando ne acquista uno di alta moda, sborsando diverse centinaia o migliaia di sterline, ha il buon gusto di riutilizzarlo più volte: Kate regina del “riciclo” degli abiti. Il caso più eclatante è legato al completo disegnato da Sarah Burton per Alexander McQueen e indossato per il battesimo di sua figlia Charlotte: riutilizzato non una, non due, ben quattro volte! Perfino per il matrimonio di suo cognato Harry con Meghan Markle, occasione per la quale tutte, proprio tutte noi donne comuni, un nuovo abito ce lo saremmo comprato…
Kate è la nuova principessa del popolo, un’icona, e lo è diventata ancora prima che Time la inserisse nella lista delle 100 Persone più influenti al mondo. I sudditi la adorano per il suo modo “normale” di vivere la monarchia, a partire proprio dalle sue scelte in fatto di moda.

Nascono i principini, ed è subito “Royal Baby Effect”

Ebbene, quando Kate è diventata mamma, assieme al suo dna ha trasferito ai figli il tocco di Re Mida: si è iniziato a parlare di “Royal Baby Effect” il giorno in cui George venuto al mondo, il 22 luglio 2013, e avvolto in una mussola decorata con uccellini è stato posizionato da papà, il principe William, nell’ovetto della macchina con cui la nuova famiglia è tornata a casa. Sette milioni di persone in tutto il mondo hanno seguito in diretta tv l’evento e l’impatto è stato immediato: più di 10mila copertine del brand Aden + Anais sono state ordinate nel giro di poche ore, esaurendo le scorte e facendo andare in crash il sito del brand.

Così, anche di “Charlotte Effect” si è iniziato a parlare quando i duchi di Cambridge sono comparsi sui gradini del St. Mary Hospital di Londra con la loro principessa appena nata: i creatori dello scialle da 68 sterline (75 euro) in cui era avvolta sono stati inondati di richieste da parte dei genitori desiderosi di acquistare uno stile simile. “Nel giro di pochi minuti abbiamo notato sul nostro sito che lo scialle stava iniziando a vendere” racconta Gillian Taylor della GH Hurt & Sons al quotidiano The Telegraph.

I ROYAL BABY SONO FASHION INFLUENCER Ogni articolo di abbigliamento visto loro indosso, perfino mollettte per capelli e calzini, diventa oggetto di massima attrazione per milioni di acquirenti. Come accade con i look della madre, quello che indossano George o Charlotte diventa immediatamente un trend e i genitori di tutto il mondo iniziano a cercare gli stessi vestiti, i pantaloncini, i cardigan, le scarpe, i capelli e le calze. I marchi che li creano e i negozi che li vendono sperimentano massicce ondate di traffico online e incrementi stellari degli ordini. Un fenomeno che si ferma ad analizzare perfino la prestigiosa rivista Forbes.

QUANTO VALE LA LORO IMMAGINE? Per parlare dell’indotto che, assieme, I principini portano nelle regali casse di Stato, si parla di “Cambridge effect” perché è questo il titolo dato ai royal baby figli di Kate e William: principi di Cambridge.
A dimostrare la diffusione del fenomeno e l’importanza del suo impatto sull’industria della moda, non solo per il Regno Unito, il “Royal Baby effect” ha conquistato anche una citazione su Wikipedia. Come a dire: non potrai più dire che non sai di cosa si stia parlando.

Charlotte, George e Louis: chi vale di più?

Da un sondaggio condotto dal The Telegraph nel Regno Unito, è emerso che un genitore su cinque ritiene l’adorabile principessa Charlotte un’icona di stile di riferimento per i propri figli. Quando ha compiuto 3 anni, gli esperti di Brand Finance hanno calcolato il suo “valore” più di 3 miliardi di sterline per l’economia del Regno Unito. Molto di più del fratello George che a 5 anni compiuti si assesta a 2,7 miliardi – un miliardo in meno rispetto alla sorella minore: perché? Perché il guardaroba di una bambina è sempre più ricco di quello di un maschietto, e una gamma più ampia di prodotti e marchi consente una maggiore monetizzazione della sua immagine, spiega il direttore delle comunicazioni di Brand Finance Robert Haigh.

Quanto a Louis, è nato solo ad aprile 2018 ed è apparso in foto solo poche volte, ma si prevede che raggiungerà i 57 milioni di euro di indotto nelle casse britanniche prima ancora che compia un anno..

A rendere il gioco facile sono le scelte di moda che Kate compie per i suoi figli: non si tratta di abiti particolarmente costosi, né ‘griffati’, quindi la possibilità di copiarli viene data un po’ a tutti, purché siano veloci nell’acquisto (scoprili nella sezione Guardaroba del sito!) .. nei giorni in cui i royal baby appaiono in foto con capi di John Lewis, per esempio, il grande magazzino inglese viene letteralmente invaso da madri intenzionate ad aggiudicarsi questo o quel cardigan. Come accaduto quando è stata diffusa da Kensington Palace la foto per i due anni della principessa con indosso un maglioncino con decoro a pecorelle: esaurito in 24 ore.

Effetti collaterali

Altre volte l’ “Effetto Royal Baby” si scatena con un indistinto aumento delle richieste e delle vendite di una determinata categoria di merce. Capita se nessuno è riuscito a rintracciare la marca di quello che indossano i principini o se è così generico da poter essere copiato con poco. Quando la principessa Charlotte ha indossato un paio di stivaletti rosa durante la sua prima una vacanza sula neve con la famiglia, a marzo 2016, il rivenditore di abbigliamento per bambini My1styears.com ha registrato un aumento del 97% sulle vendite di stivaletti simili. E così tanti altri: “La domanda per gli articoli che indossa la Principessa Charlotte aumenta enormemente gli acqusiti sul nostro sito”, spiega un rappresentante del negozio di abbigliamento per bambini online Alex e Alexa. “Abbiamo visto un aumento di clienti alla ricerca di cardigan rosa pallido e abiti floreali dopo la diffusione dei primi scatti della Principessa Charlotte, e di nuovo l’anno successivo quando con un outfit simile è stata ritratta sulle ginocchia della Regina per il suo 90esimo compleanno”.

Altre volte, accade che alcuni astuti royalwatcher (fan della casa reale inglese) si gettino nell’acquisto dei capi per poi rivenderli a caro prezzo su Ebay. Un business senza fine…

Il Royal Baby Effect in Italia

E in Italia? Difficile valutare l’effetto in termini economici perché quella dei Windsor è una monarchia che non ci appartiene, eppure nel nostro Paese – come in gran parte del mondo – è indubbio il successo di ogni notizia relativa ai royal baby. Se state leggendo questo articolo non fate che confermarlo: siamo tutti curiosi di vedere i principini, sapere cosa indossano e magari chissà, anche di copiare il loro stile acquistando le stesse cose (o simili) per i nostri bambini o per fare un regalo ‘a effetto’ a persone care.

Non è un caso se il principe George è stato incoronato “bimbo più influente del mondo” da Forbes già nel 2014, quando aveva appena un anno, e ha guadagnato un posto nella lista dei GQ’s best-dressed men del 2015. Di certo, per l’economia britannica – provata dalla Brexit – i principini valgono oro indipendentemente dal fatto che indosseranno o meno la corona.

Non sottovalutateli questi piccoletti!

E se siete curiosi di conoscere altri casi di “ Royal Baby Effect” andate a curiosare nella sezione Royal Outfit del nostro sito…

 

CREDIT: l’illustrazione in alto è tratta dal profilo instagram di un bravo illustratore argentino residente a Londra, Adrian Valencia @drawadriandraw

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